La Corte UE sentenzia: le comunità religiose rispettino la normativa privacy

Persino i predicatori porta a porta dovranno studiare a fondo – e applicare attentamente – le norme privacy del nuovo GDPR a protezione della privacy dei cittadini europei.

Lo ha stabilito lo scorso 10 luglio la Corte di giustizia europea nella sentenza relativa alla causa C-25/17: le comunità religiose che effettuano la loro attività di proselitismo tramite affiliati porta a porta (ad esempio, i Testimoni di Geova) sono tenute a rispettare le norme del GDPR 679/2016 circa il trattamento e l’archiviazione dei dati personali, anche se questi avvengono in modo non automatizzato. Il responsabile del trattamento del dato sarà inoltre la comunità religiosa stessa.

Il caso nacque nel 2013, dopo che la Finlandia aveva vietato proprio a una comunità di Testimoni di Geova la raccolta dei dati delle persone che visitavano porta a porta.

Questi discepoli erano infatti usi a registrare su loro registri cartacei informazioni personali dei cittadini contattati, fra cui nome, indirizzo e professione religiosa, da sfruttare per valutare l’opportunità di future visite.

Le norme che le comunità religiose dovranno d’ora in avanti sempre rispettare nei confronti di tutti i cittadini europei sono dunque quelle che fanno riferimento al Regolamento generale sulla protezione dei dati entrato in vigore definitivamente lo scorso mese di maggio in tutta l’UE: ogni cittadino europeo deve essere opportunamente informato circa la raccolta e archivio dei propri dati personali, previa la sua esplicita autorizzazione, che deve poter essere revocata in qualunque momento e senza obiezioni di sorta.