GDPR Privacy: la raccolta e archiviazione dei dati tramite Redditometro non costituisce violazione

Non sussiste violazione alcuna della privacy nella raccolta e archiviazione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate tramite il famigerato Redditometro.
Lo stabilisce la Cassazione, respingendo il ricorso di un contribuente napoletano e ribaltando completamente la prima decisione del Tribunale della città partenopea (sezione di Pozzuoli), che aveva inizialmente dato ragione all’uomo, il quale ravvisava nell’applicazione del Redditometro gravi danni alla privacy del cittadino italiano, nella specifico della sua.

Il Redditometro tiene in considerazione le spese sostenute non solo dal contribuente, ma anche dal coniuge e da tutti gli altri familiari che risultano a suo carico;  la sua capacità contributiva viene infatti calcolata in base alla spesa media, per categorie di consumo, dell’intero nucleo familiare d’appartenenza.
Le voci di spesa valutate sono oltre 100 e comprendono casa, arredamento, elettrodomestici, spese sanitarie e di trasporto, istruzione, prodotti alimentari, abbigliamento fino al tempo libero (palestre, ristoranti, vacanze) per consentire la delineazione di un quadro completo e realistico dello stile di vita medio di un contribuente appartenente a una certa categoria di spesa.

Il sopra citato contribuente chiedeva al Tribunale della città che non solo intervenisse affinché il Fisco non potesse più raccogliere informazioni circa le spese delle famiglie italiane come la sua, ma anche che distruggesse tutti i dati ottenuti in precedenza.
Il Tribunale partenopeo aveva accolto la richiesta del contribuente, ritenendo non legittimo il potere dell’Agenzia delle Entrate di accedere alla vita familiare del cittadino italiano analizzando praticamente ogni sua voce di spesa.
Il Giudice del Tribunale di Napoli ravvisava inoltre in questa attività del Fisco una violazione delle normative prescritte dall’allora in vigore Decreto legislativo 196/2004 sulla Privacy, oggi sostituito definitivamente dalla nuova normativa europea (GDPR 679/2016).

Questa decisione verrà però ribaltata in sede di Cassazione.

Cassazione: il Fisco esercita un potere fondato sulla Costituzione Italiana

La Cassazione ha ribaltato successivamente la decisione del tribunale di Pozzuoli: il potere del Fisco di ricercare e archiviare dati tramite Redditometro (tutti inerenti la spesa media dei nuclei familiari italiani) è sancito dalla Costituzione Italiana (art.53), oltre che da ulteriori norme di legge.

In questo modo l’Agenzia delle Entrate ha semplicemente adempiuto ai suoi doveri di accertamento, sostiene la Cassazione, ribaltando così il primo giudizio del Tribunale.

Inoltre, il Codice della Privacy non tutela genericamente il trattamento di tutti i dati riguardanti un interessato, ma solo quello illegittimo di informazioni specifiche.
Al contribuente che richiedeva di esercitare il proprio diritto alla privacy per non rientrare negli accertamenti del Redditometro, e che si richiamava per questo all’art. 7 del nuovo GDPR Privacy, viene quindi risposto proprio in questo modo dalla Suprema Corte: l’art. 7 si riferisce solo ai dati trattati illegittimamente, e gli accertamenti del Fisco tramite Redditometro non rientrano in questa casistica.