La Corte di cassazione con l’ordinanza 4670/2019 si pronuncia con decisione sulla spinosa questione dell’abuso della legge “104”.

Non c’è comprensione per coloro che utilizzano impropriamente i permessi per assistere i familiari disabili, svolgendo in quelle ore attività personali, la conseguenza infatti è il licenziamento.

Di fatto una condotta del genere lede definitivamente il vincolo fiduciario indispensabile per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Nonostante l’obiezione sull’illegittimità del licenziamento dovuta alle modalità attraverso cui il datore di lavoro è venuto a conoscenza della condotta illecita del dipendente, l’ordinamento consente l’intervento di un detective per il controllo del soggetto nelle ore extra-lavorative nel caso in cui risultino rilevanti ai fini del corretto adempimento delle obbligazioni lavorative.

La corte si è pronunciata sull’argomento a seguito della richiesta di un lavoratore che è stato licenziato in tronco dopo essere stato sorpreso a fare shopping durante le ore di permesso per l’assistenza di un famigliare.

Quest’ultimo ha fatto ricorso chiedendo di essere nuovamente assunto a seguito dell’illegittimità del comportamento del datore di lavoro che ha affidato il controllo del comportamento del dipendente a un ente esterno, in questo caso un’agenzia di investigazioni.

Effettivamente lo Statuto dei lavoratori affida il controllo della prestazione dei dipendenti al datore di lavoro o a soggetti da lui delegati interni all’azienda ma è pur vero che questo limite non fa riferimento agli accertamenti per l’utilizzo dei permessi della legge 104.

In questo caso infatti non si tratta di un controllo della prestazione lavorativa ma di un accertamento delle attività svolte nelle ore extra-lavorative.

I giudici di legittimità sottolineano che tra le cause idonee a compromettere il vincolo fiduciario del rapporto tra il dipendente e il datore di lavoro rientrano quelle connesse all’abuso nell’utilizzo dei permessi “104”.

Proprio per questo è stato dichiarato lecito l’utilizzo delle informazioni acquisite dall’azienda attraverso l’assunzione di investigatori privati.

È importante sottolineare che questo comportamento illecito del dipendente è un vero e proprio abuso di diritto che danneggia: da una parte il datore di lavoro privato ingiustamente della prestazione lavorativa e dell’altra l’Inps che corrisponde al soggetto un trattamento economico indebito.

È fondamentale ricordare che la cassazione si è pronunciata anche sulla rilevanza penale delle condotte del dipendente che si dedichi ad attività estranee all’assistenza del disabile durante la le ore di permesso della legge “104”.

Non solo un simile comportamento integra il reato di truffa ma è talmente grave da escludere la possibilità di attenuanti, l’approccio dei giudici all’abuso della legge n. 104/1992 è improntato sulla massima severità.

Dal 2011 con l’abrogazione dell’obbligo di “presenza continua” accanto al disabile, è consentito al dipendente di allontanarsi dal familiare per svolgere commissioni, come prelievi e versamenti purché tutte queste attività siano svolte nell’interesse dell’assistito.